Idea - regia/coreografia - interpretazione
Andrea Baldassarri e Tommaso Monza


Produzione:          Natiscalzi DT - Compagnia Abbondanza/Bertoni
con il sostegno di Teatro due Mondi (Faenza), Circuito del bando Cura 2017: 
Teatri di Vita (Bologna), Residenza Idra (Brescia) e Stalker Teatro (Torino)
Durata:         65 min.
Genere:         Teatro – danza – teatro d’ombra - video
Riferimenti letterari:     E. Gadda, La cognizione del dolore – W. Shire, Home
Riferimenti visivi:     Mario Giacomelli
Musiche:         Composizione di musica elettronica originale – Ezio Bosso

 

 

BLACK LIGHTS è un viaggio.
Un viaggio che gioca su due livelli narrativi dove a legare il tutto è il tema della migrazione.
Il piano del corpo che, in controluce, diventa metafora del nomade.
Il piano della parola dove personaggi eccessivi raccontano l’altra faccia del mondo.
Una struttura che sposta violentemente il focus ed il percorso emotivo dello spettatore.

 

Due interpreti attori/danzatori giocano con due livelli narrativi:
il primo è il piano del corpo, del gesto, della danza in controluce che diventa la metafora del viaggio del migrante; il secondo (parola teatro.. rompere categorie) è l’altra faccia della medaglia, dove alcuni personaggi occidentali raccontano con sarcasmo il circo umano attorno al viaggio.
Tra questi due mondi ci sono due personaggi estraniati, beckettiani, che aspettano sul crinale e osservano.
Lo spettacolo è inondato da un controluce che lascia spazio a proiezioni o a personaggi di natura grottesca o pop.
La struttura narrativa leggibile anche da un pubblico di non addetti ai lavori

L'indeterminazione e l'ambiguità del tragico viaggio

Il viaggio ha un tempo dilatato, imprevedibile, che sfugge alla percezione del tempo reale.
Il controluce assordante di Black lights è metafora del viaggio del migrante: non lo conosciamo, lo ipotizziamo, lo mitizziamo.
Una cosa emerge dall'ombra: il senso di umanità e di tragedia che la migrazione porta con sé.

Nel viaggio fra luce e buio i due corpi vengono scoperti, ridisegnati in un'astrazione che non appartiene alla loro fisicità. I corpi sono snaturati in una radiografia che fa perdere fisionomia ma rivela qualcosa di più intimo e più profondo. Si vede ciò che si vuole immaginare, o non si vede ciò che c'è. Lo spettatore modella le forme e permette una rilettura emotiva del visibile (o del non visibile).

Il contrappunto di personaggi estranianti,
legati ad una quotidianità amplificata, si pone come sguardo cinico, provocatorio, disarmante o come lente di un realismo sconcertante.

La drammaturgia si snoda tra i due livelli trovando un punto d’arrivo nella scena finale dal forte impatto visivo ed emotivo.