Lo Schiaccianoci
OPERA FANTASTICA IN ATTO UNICO, PER ENSEMBLE DI DANZATORI E TAPPETO ELASTICO

“Ora, Mario, Paolo, Gigina o comunque tu ti chiami.
Tu che leggi o stai ascoltando la mia storia, devi ricordare l'ultimo Natale.
Pensaci bene, richiama alla mente l'albero di Natale e tutte le belle cose che hai ricevuto.
 Cerca di rievocarle nella tua testolina e di raffigurartele proprio come la prima volta che le hai viste.
E allora saprai, senza che te lo dica io, che cosa in quell'istante provarono Fritz e Clara”

Sentendo nominare “Lo Schiaccianoci”, il celeberrimo balletto tratto da un racconto di Hoffmann che debuttò nel 1892 grazie al genio di Petipa e Ivanov, l'immaginario collettivo si riempie di fiocchi di neve e regali di Natale, epiche battaglie tra topi e soldatini, personaggi ammalianti dai sapori esotici. Un mondo favolistico che prende vita tra le note travolgenti ed indimenticabili dell'opera di  Tchaikovsky.
Chi volesse affacciarsi su questo capolavoro classico, non potrà ignorare il suo clima così connotativamente natalizio, ed anche il più contemporaneo degli approcci non potrà essere scevro dal sapore fanciullesco che caratterizza il balletto.

SINOSSI
Ciò che la nostra versione de "Lo Schiaccianoci" propone è un tuffo tra desideri e memorie, partendo da quel punto nel tempo in cui la magia del Natale era ancora così vera e speciale in noi.
"Lo Schiaccianoci" vuole essere uno spettacolo per un ensamble di 6 danzatori, tutti sorpresi sulla soglia o nel pieno dell'età adulta. Chi sono queste personalità?  Che bambini sono stati? Chi sono diventati?
Nella versione di “Lo Schiaccianoci” di Rudolf Nureyev del 1969, la protagonista Clara diventa simbolo del passaggio non sempre semplice dall'infanzia all'età adulta, costellata da dubbi, ambiguità e timori, specchio di un'identità non chiara e tormentata. Nel sogno, è la sua stessa proiezione, trasformata da bambina a donna, a danzare con il Principe Schiaccianoci e a girovagare per un “mondo altro”, un mondo migliore.
Così anche nella nostra pièce, i danzatori si ritrovano davanti ad un proprio sé riflesso: un invito a ricordare chi siamo stati e chi immaginavamo di diventare.
Venditori di palloncini, astronauti, postini, rivoluzionari, ballerini, studiosi di scimpanzé, acrobati.
Ma anche persone amate, colte, magari famose. Uomini e donne in carriera, o madri e padri di splendide e numerose famiglie; ammirati, simpatici, romantici, ironici, liberi. Sereni.
Abbiamo soddisfatto le nostre aspettative?
Siamo veramente chi volevamo essere?
Cosa succede se veniamo spinti a riguardare verso quella nostra parte intima che credeva in noi, nelle nostre speranze ed aspirazioni più profonde?
Sei personaggi stravaganti, che sono-che siamo, in fondo, noi stessi.
Sulla scena non incontriamo più la danza spagnola della Cioccolata, la danza araba del Caffè, o quella cinese del Tè, ma altrettanti divertissement ugualmente incisivi e caratterizzati, plasmati su ognuno degli interpreti.
Le finestre si aprono su mondi mirabolanti ed incredibili, catturati in bilico tra ciò che immaginavamo, e ciò che è accaduto realmente: nei classici ballet blanc, l'azione vive in due atti, due mondi paralleli, che qui arrivano ad intrecciarsi sempre di più, fino a diventare un atto unico, una festa di Natale continua che è diretta al surreale.
L'ambientazione è dunque quella del “ho immaginato che...”, “avrei desiderato così...”;
se potessimo oggi, sulla soglia o nel pieno della nostra età adulta, esprimere un desiderio con la stessa forza con cui lo facevamo nei Natali della nostra infanzia, cosa chiederemmo in dono?
Chi vorremmo essere? Dove? E con chi?
Con un amore segreto, un maestro del passato, una persona che se n'è andata?
Con il nostro Schiaccianoci o con la Fata Confetto?
Un mondo vero ed onirico al tempo stesso, tragicamente comico, paradossalmente sincero, dove i sogni tornano a bussare alla porta del presente fino a farci credere che siano divenuti reali.