Gabriel è il  secondo lavoro di Tommaso Monza e Claudia Rossi Valli associati alla  compagnia Abbondanza/Bertoni sul tema dell’Annunciazione, trilogia volta ad indagare le tre figure cardine del tema: Maria – L’Arcangelo Gabriele – il Divino.

Dopo Mary’s Bath, che racconta e declina la visione di Maria sospesa fra mortale e divino, fra icona e fanciulla, fra madre e santa, ora, con Gabriel, si indaga la figura del Messaggero.

L’Angelo Gabriele attraversa le tre grosse religioni monoteiste, più una serie di culti minori sparsi per il mondo; questo lo rende una figura piena di sfaccettature, simboli e azioni da investigare e rielaborare, alla ricerca di quel senso del sacro che la ritualità del teatro può tradurre.

Nello spettacolo c’è il bisogno di affrontare con occhio artistico il senso del divino che pervade il momento del concepimento di Cristo. La compagnia non vuole intraprendere una ricerca religiosa, ma riflettere su quanto siamo intrisi, anche senza volerlo, della storia del cristianesimo e domandarsi, ora, in questo momento storico, quanto sia importante un credo e quale sia la forza che riesce ad esercitare sull’uomo.

Il viaggio del Messaggero per giungere al momento più importante del suo percorso, il traguardo dell’Annunciazione, inizia molto tempo addietro e attraversa varie relazioni con l’essere umano.

Gabriel è colui che manifesta la potenza del divino agli uomini, ma proprio per questo è colui che più frequenta gli uomini e forse un po’ di umanità si è radicata in lui. Gabriel resta in bilico fra divino e umano, fra ermetico, simbolico, e limpida dichiarazione. L’angelo Gabriel è Morte e Amore, non osserva ma agisce sugli uomini e per questo è colui che più si avvicina e capisce Maria, la più mortale fra i divini, la più divina fra i mortali.